Progettazione europea, formazione, sviluppo locale e consulenza alle imprese.

Perché è indispensabile investire sulla “povertà educativa”?

Perché è indispensabile investire sulla “povertà educativa”?

Iniziamo con qualche dato. Dal rapporto “Lettera alla scuola” di Save the Children si evince che in Italia il 24,7% degli alunni di 15 anni non supera il livello minimo di competenze in matematica e il 19,5% in lettura; non sono in grado di ragionare in modo matematico, utilizzare formule, procedure e dati, per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni, in contesti diversi. Nel caso della lettura, non sono in grado di analizzare e comprendere il significato di ciò che hanno appena letto; Si trovano, quindi, in uno stato di povertà cognitiva. Quasi la metà dei minori fra i 6 e 17 anni di età residenti nel nostro paese (il 48,4% per l’esattezza) non ha letto nemmeno un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico, il 55,2% un museo ed il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.
L’Italia si colloca al 24° posto su 34 paesi OCSE. In ambito europeo, si posiziona prima soltanto della Spagna, della Lettonia e della Grecia, che presentano rispettivamente le seguenti percentuali: 36%, 35% e 37%.
Il quadro della situazione italiana è caratterizzato da una generale povertà educativa, con pesanti ricadute economiche e sociali, di degrado dei territori, con una marcata differenza di genere e di svantaggio dovuta alla condizione di immigrati.
La povertà socio-economica dei genitori influenza la povertà educativa dei ragazzi in modo diverso, a seconda della zona geografica. Ad essere particolarmente svantaggiati, oltre alle regioni del Sud, sono anche i piccoli centri con meno di 2.000 abitanti, in tutte le regioni. La varietà dell’offerta educativa risulta generalmente più carente nei piccoli centri.
Save The Children ci offre inoltre questa definizione: “La povertà educativa è la privazione per un bambino ed un adolescente della possibilità di apprendere, di sperimentare le proprie capacità, di sviluppare e far fiorire liberamente i propri talenti e aspirazioni. Povertà educativa significa anche limitazione delle opportunità di crescita dal punto di vista emotivo, delle relazioni con gli altri, della scoperta di sé stessi e del mondo esterno. Significa quindi non poter vivere la propria infanzia e non poter sognare il proprio futuro”.
L’accesso ad un’istruzione di qualità ed a stimoli artistici e culturali non è ancora ugualmente disponibile per tutti nel mondo e, sembra strano, questo succede anche in Italia.
Forse vi sorprenderà sentire che questa enorme problematica, la difficoltà di accesso a metodologie educative che davvero sostengano studenti e che insegnino come cercare soluzioni creative alle sfide della vita, come fare la propria scelte, come vivere come membri attivi della comunità locale e globale e come realizzare il loro pieno potenziale, non affligge più solo chi consideriamo “svantaggiato economico”, bensì si è propagato alla grossa maggioranza dei gruppi sociali, inclusi coloro che teoricamente possono permettersi di pagare le attività extrascolastiche. Certo, le grandi città italiane offrono qualche chance in più ma appena si esce dai grandi nuclei, tutto diventa più raro.
Per liberare bambini ed adolescenti dalla morsa della povertà educativa, serve una strategia complessa, un piano d’azione che miri ad aumentare, oltre che al benessere economico delle famiglie, le opportunità educative di qualità sia nelle scuole che fuori, alla quali i giovani hanno la possibilità di accedere.
In primo luogo un investimento deciso nell’individuazione di criteri ed indicatori, volti a perimetrare le aree di intervento prioritario per il contrasto della povertà educativa, nel quale far confluire i fondi per il contrasto della povertà educativa ma anche altre misure messe in campo per offrire opportunità educative e culturali agli adolescenti del nostro paese. Non possiamo dimenticare il ruolo cruciale delle scuole, soprattutto nei quartieri maggiormente deprivati, che vanno potenziate attraverso delle risorse, le quali dovrebbero essere più consistenti e finanziare non solo progetti ma anche servizi e strutture; le scuole dovrebbero anche aprire i loro cancelli oltre l’orario scolastico, consentendo così alle realtà sociali del territorio di intervenire con attività ricreative, culturali, educative ed artistiche.
La comunità educante, gioca una funzione indispensabile per garantire, a coloro i quali ne sono privati, eque opportunità educative extrascolastiche di qualità; fondamentale è la realizzazione di un’alleanza educativa tra scuole, musei, biblioteche, associazioni ed istituzioni territoriali per migliorare la qualità dei metodi e dei programmi educativi e dare vita a nuove forme di apprendimento inclusivo, con il coinvolgimento di pubblici non convenzionali.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>