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Enogastronomia: il Made in Italy piace al mondo.

Enogastronomia: il Made in Italy piace al mondo.

Cosa piace dell’Italia ai turisti di tutto il mondo? Arte, moda, musei e soprattutto il cibo. La dieta mediterranea è la più apprezzata in assoluto, completa, varia, fantasiosa, sana e genuina. Merito del clima favorevole, certo, ma anche dei produttori italiani che sanno lavorare, trasformare e valorizzare i frutti della terra, dando vita a prodotti unici e inimitabili. Il cibo è sempre più sotto i riflettori, tanto in tv e online quanto sul territorio poichè si può raccontare e mostrare in mille modi, è bello da vedere e si presta ad essere immortalato, d’altronde si mangia prima con gli occhi! Da Expo 2015 alle botteghe gourmet, fino ai tantissimi saloni del gusto che animano lo “Stivale” da nord a sud tutto l’anno, non mancano le occasioni per incontrare e assaporare le eccellenze enogastronomiche italiane anche nel mondo.
L’esportazione di cibo e vini italiani, negli ultimi dieci anni, è quasi raddoppiata fino a raggiungere il boom nel 2017, oltrepassando i 40 miliardi di euro, ovvero + 6% rispetto al 2016. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sul commercio estero in base ai dati Istat.
A trainare è soprattutto il vino, che registra un aumento dell’80 per cento nel decennio fino a raggiungere nel 2015 un valore delle esportazioni pari a 5,4 miliardi, che lo collocano al primo posto tra i prodotti della tavola “Made in Italy” all’estero; al secondo posto si posiziona l’ortofrutta fresca con un valore stimato in 4,4 miliardi e al terzo posto del podio c’è la pasta, che raggiunge i 2,4 miliardi. Nella top five ci sono anche i formaggi che hanno raggiunto un export stimato a 2,3 miliardi con un balzo del 95% in dieci anni, mentre il pomodoro raggiunge un valore di circa 1,5 miiardi. A determinare l’ottima performance dell’agroalimentare italiano sono stati però anche l’olio di oliva ed i salumi.
Ma gli ultimi dieci anni, sottolinea la Coldiretti, hanno visto anche delle novità, con la crescita in Italia di produzioni che un tempo erano patrimonio esclusivo di altre nazioni. È il caso della birra italiana, il cui valore delle esportazioni è triplicato (+206%) conquistando i mercati di Paesi tradizionalmente produttori come la Gran Bretagna o la Germania. Un po’ come vendere frigoriferi agli eschimesi. Lo stesso discorso vale per il caviale, le cui esportazioni in un decennio sono passate da zero a 11,2 milioni di euro, arrivando persino sulle tavole della Russia (prima di essere bloccate dall’embargo per la crisi dell’Ucraina), ed è triplicata (+201%) pure l’esportazione di funghi freschi o lavorati.
Da non sottovalutare il mercato dei Paesi Baltici, in particolar modo il mercato lituano, poichè è un ottimo sbocco per le cantine e le aziende italiane proprio perché le sue caratteristiche combaciano con quelle dell’offerta italiana. Negli ultimi anni in Lituania il consumo di prodotti enogastronomici italiani sta riscontrando un notevole aumento. Nota positiva per le imprese italiane è l’aumento, negli ultimi anni, della richiesta di prodotti enogastronomici gourmet e di qualità.

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