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La cultura è un vero affare, ma non in Italia

La cultura è un vero affare, ma non in Italia

Il   Guggenheim di Bilbao ha creato 6 mila posti di lavoro e incassa 274 milioni annui. A Lens decolla la succursale del Louvre con una mostra sugli etruschi di Cerveteri. Il British Museum fa il boom di incassi con un documentario su Pompei. Anche gli arabi puntano sui musei di nuova generazione. E l’Italia?

In Italia “con la cultura non si mangia”. Lo ha ben spiegato Giulio Tremonti quando era ministro dell’Economia.  Eppure basta uscire di poco dai confini nazionali per rendersi conto che la cultura in molti paesi è un vero affare.

Molti sono i Paesi che hanno attuato una riconversione economica puntando proprio sulla cultura. Il Guggenheim di Bilbao per esempio è una struttura all’avanguardia in titanio, progettata dall’architetto americano Gehry, che attira circa un milione di visitatori l’anno. Costata 120 milioni di euro, ha generato 6 mila posti di lavoro e solo nel 2011 di milioni ne ha guadagnati ben 274.

Ormai è diventata una delle istituzioni culturali europee con il più alto livello di autofinanziamento. Si tenga presente che due terzi dei ricavi provengono dai botteghini del museo.

A Lens, cittadina raggiungibile da Parigi con un’ora di treno, i francesi hanno inaugurato la succursale del Louvre e, di conseguenza, creato 400 nuovi posti di lavoro. Nel suo primo anno di vita il museo è stato visitato da 900 mila persone tanto che Lens è diventata “uno dei 50 luoghi da visitare in Europa”. Indovinate che mostra vi è stata inaugurata a dicembre? Una mostra sulla città etrusca di Cerveteri, sito Unesco da noi poco considerato e poco visitato.  Il  film-documentario su Pompei è stato realizzato dal British Museum.

Francesi e spagnoli stanno insegnando che con la cultura si può mangiare e anche bene.

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